DA WARHOL A SCHIFANO

LE VOCI DELLA POP ART

La Galleria Tiber Art & Design presenta la mostra “Da Warhol a Schifano: le voci della Pop Art”, un percorso dedicato ad alcuni degli esponenti del movimento artistico nato in Inghilterra e poi maturato in America e diffuso in tutto il mondo occidentale .

 

Da Andy Warhol, uno dei più noti rappresentanti della Pop Art, ai suoi epigoni, gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, che ne hanno reinterpretato i motivi, la mostra presenta una selezione di opere che inaugura l’attività della Galleria Tiber Art & Design, un piccolo gioiello situato nel centro di Roma.

Artisti e opere esposte

Franco Angeli 

 

(Roma1935 - Roma 1988)

Franco Angeli nasce a Roma il 14 maggio 1935 da una famiglia di umili origini e di solida tradizione socialista e antifascista. A causa della morte del padre, è costretto a provvedere alla madre malata, inventando i lavori più disparati: prima come magazziniere, quindi in una carrozzeria e in una tappezzeria, dove ha modo di apprendere l’utilizzo dei tessuti, delle sagome e dei ritagli, che riporterà nelle sue opere.  Inizia a dipingere nel 1957, anno in cui parte per il servizio militare a Orvieto. Durante la sua militanza nel Partito comunista conosce, nella sezione di Campo Marzio, prima Tano Festa e poi Mario Schifano con i quali condivide l'esperienza ed il dramma della guerra. Abbandona questa posizione politica dopo l’invasione dell’Ungheria, dimostrandosi più vicino alla sinistra extraparlamentare e ai movimenti maoisti. Nel 1959 espone le sue prime opere nella collettiva alla Galleria "La Salita" di Roma con Festa e Uncini. In quegli anni frequenta il bar Rosati di Piazza Del Popolo dove allaccia significativi rapporti con Renato Guttuso, Pino Pascali, Jannis Kounellis, Fabio Mauri. "Erano giovani, belli, talentuosi e sulle tele dipingevano ad armi pari con la New York della Pop Art, dove Andy Warhol muoveva i primi passi per conquistare il mondo...ma il, mondo dell'arte li conosce come i ragazzi di piazza del Popolo, sostenuti da galleristi visionari come Plinio

De Martiis e da collezionisti appassionati come Giorgio Franchetti".

Nel 1960 inaugura la sua prima personale alla stessa "Galleria La Salita" in Roma con una serie di opere caratterizzate da veli di pittura a olio e calze di nylon tese, ricoperte di garze, simili a ricordi e ad assenze. Nello stesso anno, sempre alla Salita, partecipa alla collettiva 5 pittori. Roma 60: Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano, Uncini a cura di Pierre Restany. Nel 1964, per la personale alla Galleria dell’Ariete di Milano, Angeli utilizza simboli ideologici stereotipati, tratti dall’arredo urbano, sintetizzando il carattere retorico e celebrativo dei reperti di una Roma eterna e capitale. Nello stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia presentato da Maurizio Calvesi esponendo le tele "La Lupa" e "Quarter Dollar", soggetti che caratterizzarono molte sue opere successive.

A ottobre 1966 inaugura America America (Half Dollar) alla Galleria dell’Ariete, presentando delle grandi aquile dorate velate sui toni del blu, del bianco e del rosso. Negli anni 1968-1970, partecipa al fermento politico ed artistico di quegli anni in particolare manifestando attivamente contro la Guerra del Vietnam. A Spoleto conosce Marina Ripa di Meana con la quale avvia una lunga e complicata relazione sentimentale. Quegli anni sono caratterizzati dagli abusi di alcool e droghe che fanno di lui e degli altri componenti della "Scuola di Piazza del Popolo" un gruppo di artisti "maledetti". A settembre partecipa alla IX Biennale di San Paolo del Brasile e realizza il suo primo Giornate di lettura, cui seguirà una lunga attività di ricerca e commistione tra video, fotografia ed arti visive, testimoniata da Schermi (1968), New York (1969), Viva il Primo Maggio (1968), Souvenir (1984), solo per citarne alcuni. Nel 1968 interpreta nei panni del protagonista il film "Morire gratis" di Sandro Franchina. Nel gennaio 1969 è per la prima volta negli Stati Uniti, dove esporrà nella collettiva Italian Art Show: Franco Angeli, Cesare Tacchi, Tano Festa and Lorri Whiting, allestita tra ottobre e novembre alla Contemporary Arts Gallery, Loeb Student Center di New York.

Nei primi anni settanta Angeli, continuando la ricerca sul dato reale, apre la propria pittura alla serie di paesaggi Dagli Appenini alle Ande e Canto popolare delle Ande, di ispirazione geometrica, dedicati al golpe cileno dell’11 settembre 1973; riprende il tema della guerra del Vietnam nelle opere Anonimo euroasiatico (1969), Compagni (Giap e Ho Chi Minh) e Vietcong (1971) e affronta anche il colpo di stato in Grecia. Nel 1975 incontra la sua compagna di vita, Livia Lancellotti, che gli darà nel 1976 la figlia Maria.

Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia curata da Achille Bonito Oliva. Negli anni ottanta, Franco Angeli si dedica maggiormente alla figurazione: capitelli, piazze deserte e "marionette", quest'ultime interpretate come autoritratti. Il tema della “marionetta”, frequente a partire dal 1984, è una sorta di autoritratto che sembra preludere alla fase finale della sua vita. Angeli, infatti, si spegne a Roma il 12 novembre 1988.Per ulteriori informazioni si rimanda all’Archivio Franco Angeli

Tano Festa

 

(Roma 1938 - Roma 1988)

Fin dagli inizi i compagni di Tano Festa sono i coetanei Mario Schifano e Franco Angeli, e altri poco più giovani come Renato Mambor e Sergio Lombardo. Con loro l’artista matura un sodalizio che si estese via via ad altri giovani artisti - Giosetta Fioroni, Cesare Tacchi, Jannis Kounellis, Mario Ceroli, Umberto Bignardi - e che segnò una stagione felice dell’arte a Roma. 

Cesare Vivaldi in un articolo comparso nel 1963 su “Il Verri” riconobbe un’affinità di espressione a questa compagine di artisti che definì: “Giovane scuola di Roma”. L’epiteto ebbe anche una diversa e ben nota declinazione in Scuola di Piazza del Popolo, dal nome della piazza dove artisti e letterati erano soliti incontrarsi, intorno ai tavoli del Caffè Rosati o nella sede della galleria La Tartaruga. 

La sua prima partecipazione pubblica avviene nel 1959 insieme a Franco Angeli e Giuseppe Uncini, ad una mostra collettiva presso la galleria La Salita di Roma, dove, soltanto nel 1961, terrà la sua prima esposizione personale. “Fin dalle sue prime esperienze”, è scritto di Tano Festa nel cartoncino distribuito in occasione della prima mostra, “ha rivelato particolare interesse verso alcune tendenze del surrealismo astratto europeo e americano”.

Protagonista della scuola pop romana, accolse con rigore formale 

le soluzioni new dada, proponendo isolati oggetti monocromi di uso quotidiano. Famose sono le persiane, gli specchi e le finestre, che diventano supporto della sua attività da pittore (Persiana, 1963, collezione F. Mauri).

Dal 1963 Festa si sofferma anche sui maestri della tradizione italiana e del Rinascimento, in particolare il Michelangelo della Sistina e delle Cappelle medicee, interpretati come immagini pubblicitarie (Da Michelangelo, n. I, 1966, collezione privata), ("Dal Peccato Originale n. 2", 1966, collezione privata).

Il 1965 è l’anno del primo viaggio di Tano Festa a New York. Durante il soggiorno americano Tano Festa sperimenta la tecnica del ricalco a mano di immagini proiettate o riportate su carta velina in opere come Studi per balletto o Scène de ballet o Sequenza di balletto, in cui l’artista inquadra gruppi di ballerini moderni fermati nell’attimo di acrobatici movimenti. In alcuni dipinti compaiono le sagome di pennelli,ma anche di martelli, cacciaviti e seghe, che ricordano certe composizioni di Jim Dine e di Jasper Johns. Sempre a New York nel 1965, realizza una serie di cieli, Cielo meccanico, Cielo newyorkese, Grande nuvola. A New York, in quel momento, era talmente tutto pop che anche il cielo finiva per essere visto a palline, a strisce, a quadrettini (…)” ha dichiarato Festa in un’intervista. 

Festa lavora a New York nella prospettiva di una mostra di nuovi quadri alla galleria “La Tartaruga” di Roma che, infatti, si terrà nell’ottobre di quell’anno. In quella occasione espone le prime opere dove appare un nuovo “particolare” dell’opera michelangiolesca: la testa dell’Aurora, una figura scultorea appartenente al complesso monumentale delle tombe di Giuliano e Lorenzo de’ Medici nella Sacrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze. 

Viene invitato a partecipare alla Quadriennale di Roma del 1965.

A New York, nel 1967, in uno studio al Chelsea Hotel, Festa dipinge solo immagini da Michelangelo, soprattutto dall’Aurora delle Tombe Medicee ed intitola tutte le opere: Michelangelo according to Tano Festa. All’inizio degli anni settanta l’artista sperimenta una nuova tecnica, più affidata alla materia pittorica, al gesto, al colore. Le figure sono ancora immagini tratte dall’arte del passato proiettate sulla tela, ma riproposte in modo più frammentario, tanto che in certi casi perdono quasi del tutto il loro legame con l’opera di provenienza. Insieme a queste tele, Festa, mette a punto un tipo di composizione in cui campeggia isolato un nome, a caratteri normografici, di un pittore dell’Ottocento, a volte con la data di nascita e di morte, come fosse una lapide: William Turner, del 1971, o il ciclo di opere intitolate: Omaggio al colore, in cui campeggiano le scritte:”Manet”, “Cezanne”. Nel novembre del 1970, partecipa alla mostra: “Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70”, curata da Achille Bonito Oliva per gli Incontri Internazionali d’Arte al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Al 1972 risale la mostra personale alla galleria Levi di Milano, presentata da Tommaso Trini, in cui espone i nuovi quadri della serie: Omaggi al colore. Nel maggio del 1975  nella galleria di Gian Enzo Sperone a Roma tiene una mostra intitolata “Storia familiare degli utensili”, dove presenta tre installazioni e i due grandi quadri tratti dal Las Meninas di Velasquez, dipinti con lo smalto e l’anilina sulla base di una tela emulsionata. Nel 1978 è invitato alla Biennale di Venezia, dove tornerà ad esporre nel 1980, e nel 1984.

Tano Festa, nei suoi ultimi dieci anni di vita, si dedicherà soprattutto alla pittura ad acrilico. Il ritratto sarà il soggetto più frequente. Volti di amici o figure immaginarie prese dalla letteratura (Don Chisciotte, 1987), oppure volti allucinati che citano la pittura di Ensor (Il carnevale. Omaggio a Ensor, 1985). Numerose saranno le mostre che nel corso degli anni ottanta documenteranno questo suo “ritorno alla pittura”. Tra le altre quella intitolata “Miraggi”, allo Studio Soligo di Roma, nel marzo 1981, nella quale apparvero fantastiche ed enigmatiche figure alate. A partire dalla fine degli anni settanta compaiono i Coriandoli, la cui tecnica consisteva nell’applicazione gestuale di coriandoli su una base preparata ad acrilico, con colori squillanti: rosso, verde, blu, (ma frequente è anche il fondo nero).

Tano Festa muore il 9 gennaio del 1988, all’ Ospedale San Giacomo di Roma, all’età di quarantanove anni. Nel marzo del 1988, poco dopo la scomparsa dell’artista, viene inaugurata una mostra antologica, a cura di Achille Bonito Oliva, ospitata dal Comune di Roma nei locali dell’ex Stabilimento Peroni, oggi Museo di Arte Contemporanea di Roma. Un altro importante omaggio al lavoro dell’artista è stata la mostra antologica ospitata nell’ambito della XLV Biennale di Venezia, nel 1993, nella sede di Ca’Pesaro intitolata : “Fratelli”, perché vi furono esposte, insieme alle sue, anche le opere del fratello Francesco Lo Savio, su invito di Achille Bonito Oliva e curata da Maurizio Fagiolo Dall’Arco.

Per ulteriori informazioni si rimanda all’Archivio Tano Festa a cura di Teresa Ruggeri.

Giosetta Fioroni

 

(Roma 1932)

Giosetta Fioroni nasce in una famiglia di artisti, con  il padre scultore e la madre pittrice e marionettista. Allieva di Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma, frequenta la galleria La Tartaruga, dove ha modo di conoscere il meglio dell’arte statunitense del periodo: Cy Twombly, Robert Rauschenberg e Willem De Kooning. È l’unica donna a far parte della Scuola di Piazza del Popolo, che segna la via italiana alla Pop Art, con Tano Festa, Mario Schifano, Franco Angeli. Nel 1964 partecipa con il gruppo alla Biennale di Venezia.

Dotata di un temperamento eclettico, si dedica a differenti forme d’arte. Il primo amore è la pittura: nei primi anni ’60 realizza gli Argenti, tele dai colori industriali, con segni, scritte e simboli, sovrapposti e cancellati:  ideogrammi di volti, figure e paesaggi realizzati con smalti e vernice industriale alluminio.

Sono di questo stesso periodo le prime esperienze con la macchina da presa e la fotografia e i suoi “giocattoli per adulti”, ovvero i Teatrini. Inizia a collaborare con poeti e scrittori, come Alberto Arbasino, Nanni Balestrini, Andrea Zanzotto, Cesare Garboli, Guido Ceronetti, Franco Marcoaldi e tanti altri, ideando con loro libri e opere grafiche.

Trascorre gli anni Settanta a Salgareda, in Veneto, con il suo compagno, lo scrittore Goffredo Parise. Legge gli studi sulla fiaba del russo Vladimir Propp e compone i cicli degli Spiriti silvani, disegni a china nera e Le teche, scatole di legno che raccolgono piccole collezioni di oggetti trovati per boschi e campagne. 

Nel 1970 la galleria Tartaruga di Roma presenta una personale dal titolo Laguna: nascono i Paesaggi d’argento. Sempre nel 1970 partecipa alla mostra Vitalità del negativo, curata da Achille Bonito Oliva al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Dal 1980 al 1986 realizza un ciclo di pastelli ispirati agli affreschi di Gian Domenico Tiepolo nella Villa Valmarana a Vicenza, accompagnati da un testo di Goffredo Parise nell’esposizione del 1987 alla galleria Dell’Oca di Roma.

Gli anni Novanta si aprono con un’antologica alla Calcografia Nazionale di Roma, dedicata a tutto il suo lavoro su carta. Nel 1993 Achille Bonito Oliva la invita alla Biennale di Venezia, dove torna nel 1995 per la mostra Percorsi del gusto. Sempre nel 1993 inizia a Faenza, nella bottega Gatti, a produrre sculture in ceramica, realizzando diversi cicli di opere: i Teatrini, le Case, le Scatole magiche, le Formelle, i Vestiti. Espone nel 1999 opere in ceramica di grande formato, le Steli, all’Archivio della Scuola Romana.

L’anno precedente scolpisce una serie di bassorilievi policromi: i 100 alberi, allestiti su una parete di 25 metri alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma.

Altre committenze romane di allora sono i due portali per il Cinema Nuovo Olimpia di Roma e la Madonna multietnica, visibile oggi nella chiesa Regina Mundi.

Nel 2002, dalla collaborazione con l’amico fotografo Marco Delogu, nasce Senex: ritratto d’artista, un’esposizione di foto in light boxes nell’Ala Mazzoniana della stazione Termini di Roma. Dieci anni dopo, nel 2012, un nuovo ciclo con il fotografo Delogu: L’altra ego, esposto al MACRO di Roma. Del 2003 e la personale che inaugura il nuovo spazio romano dell’Officina Arte Al Borghetto, con la mostra Case matte insieme alle poesie di Franco Marcoaldi. Nel marzo dello stesso anno il Comune di Roma le dedica un’ampia antologica intitolata La beltà, opere dal 1963 al 2003, al Museo dei Mercati di Traiano, curata da Daniela Lancioni e Federica Pirani.

Nel marzo del 2004 il Centro Studi Arte Contemporanea di Parma allestisce una dettagliata retrospettiva dagli anni Sessanta in poi curata da Gloria Bianchino, con catalogo Skira. A novembre espone con MarcoRossi artecontemporanea una selezione di tele storiche e recenti dedicate allo scrittore Goffredo Parise, suo compagno dal 1963 al 1986, anno della sua scomparsa.

Nel giugno del 2005 viene pubblicata da Skira un’importante monografia intitolata Ceramiche, presentata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Dal 20 ottobre al 3 dicembre 2016 partecipa alla mostra Sous le soleil exactement presso la Galleria Sophie Scheidecker di Parigi insieme ad altri artisti, tra i quali Billy Apple, Evelyne Axell, Peter Blake, Pauline Boty, Antony Donaldson, Tano Festa, Claude Gilli, Alain Jacquet, Allen Jones, Gerald Laing, Roy Lichtenstein, Lewis Morley,

Peter Phillips, Martial Raysse, Andy Warhol, Tom Wesselmann.

Innumerevoli sono stati i contributi critici, anche di scrittori e poeti, sull’opera di Giosetta Fioroni e molte, negli ultimi anni, le tesi laurea sul suo lavoro.

 In seguito dipinge fotografie di volti e figure femminili proiettate sulla tela.

 

Mimmo Rotella

(Catanzaro 1919 - Roma 2006)

Nel 1945 si stabilisce a Roma, e lavora presso il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni come disegnatore. Dipinge quadri figurativi e astratto-geometrici e nel 1949 scrive il Manifesto della poesia epistaltica: i poemi epistaltici da lui composti si basano su un insieme di fonemi di sua invenzione e suoni onomatopeici evocativi. Partecipa al “Salon des Réalités Nouvelles” a Parigi e prende parte alla “III Mostra Annuale dell’Art Club” di Roma.

Nel 1951 Rotella partecipa alla mostra “Arte astratta e concreta in Italia - 1951” a Roma e nello stesso anno tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Chiurazzi a Roma.

Ottiene una borsa di studio dalla Fulbright Foundation, grazie alla quale si reca all’università di Kansas City (Missouri), dapprima come studente e dopo come artist in residence. Per l'occasione realizza un pannello murale per l’università, nella sala della facoltà di Geologia. Espone una serie di quadri alla Rockhill Nelson Gallery di Kansas City e realizza una performance alla Harvard University di Boston. In agosto torna in Italia e si stabilisce a Roma in un atelier vicino a Piazza del Popolo.

Attraversa un periodo di crisi, durante il quale interrompe la propria ricerca, mentre continua a comporre poesia fonetica o epistaltica. Comincia a comporre delle opere su tela su cui applica parti delle carte lacerate che strappa dai manifesti pubblicitari per la strada: nasce il décollage. 

Espone per la prima volta a Roma i “manifesti lacerati” nella mostra “Sette pittori sul Tevere”, presso le Zattere del Ciriola a Roma e nella personale presso la Galleria del Naviglio a Milano, dove partecipa anche al “Premio Graziano 1955”.

Dal 1958 abbandona gradualmente le composizioni puramente astratte per realizzare décollage con immagini chiaramente leggibili. Questa tendenza culmina nella serie "Cinecittà", realizzata nel 1962 (che comprende "Eroi in galera" e "Tre minuti di tempo") e in quella dedicata alle stelle del cinema e a personaggi famosi ("Assalto della notte", 1962; "Marilyn calda", 1963 e così via). Continua la sperimentazione con la serie degli Artypo, prove di stampa tipografiche scelte e incollate liberamente sulla tela. Nel 1972 pubblica per la Casa Editrice Sugar il volume autobiografico "Autorotella" e nel 1975  espone alla Galleria Plura di Milano la serie "Plastiforme"; nello stesso anno pubblica anche il primo disco LP italiano di Poemi Fonetici 1949/75 con presentazione di Alfredo Todisco. Gli anni '70 sono segnati da frequenti viaggi in USA, India, Nepal, per stabilirsi definitivamente a Milano nel 1980.

Appartengono agli inizi degli anni '80 le "Coperture", manifesti pubblicitari ricoperti da fogli che occultano l'immagine sottostante, presentati allo Studio Marconi di Milano ed alla Galleria Denis René di Parigi (1981).

Torna alla pittura alla metà del decennio con il ciclo "Cinecittà 2" in cui riprende il tema del cinema affrontato in tele di grandi dimensioni e con la serie "Sovrapitture" su décollage e su lamiera: questi interventi pittorici su manifesti lacerati e incollati su pannelli metallici caratterizzano la stagione più recente dell'artista.

Oltre che alle principali mostre dei Nouveaux Réalistes ed a più di cento esposizioni personali in Italia e all'estero, l'artista ha partecipato ad importanti rassegne nazionali ed internazionali fra cui:

- The Art of Assemblage (New York, Museum of Modern Art, 1961)

- Oltre l'Informale (IV Biennale Internazionale d'Arte di San Marino, 1963)

- Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960/70 (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1970)

- Linee della ricerca artistica in Italia 1960/1980 (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1981)

- Arte Italiana contemporanea (Londra, Hayward Gallery, 1982)

- Arte Italiana del XX secolo (Londra, Royal Academy of Arts, 1989)

- The Italian Metamorphosis 1943-1968 (New York, Solomon R. Guggenheim Museum, 1994)

- Art and film since 1945. Hall of Mirrors (Los Angeles, Museum of Contemporary Art, 1996).

Per ulteriori informazioni si rimanda alla Fondazione Mimmo Rotella

 

Mario Schifano

(Homs 1934 - Roma 1998)

Schifano nasce in Libia dove il padre è archeologo; durante la guerra fa ritorno a Roma e ben presto segue  le orme del padre che lavora al museo etrusco di Villa Giulia come archeologo e restauratore. Grazie a questa esperienza si avvicina all'arte eseguendo, in un primo periodo, opere che risentivano dell'influenza dell'Arte informale. Inizia a dipingere e nel 1959 tiene la sua prima personale. Sul finire degli anni cinquanta partecipa al movimento artistico Scuola di Piazza del Popolo assieme ad artisti come Francesco Lo Savio, Mimmo Rotella, Giuseppe Uncini, Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli. Il gruppo si riuniva al Caffè Rosati, bar romano allora frequentato fra gli altri da Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Federico Fellini e situato a piazza del Popolo, da cui presero il nome.  Nel 1960 i lavori del gruppo vengono esposti, in una mostra collettiva, presso la Galleria La Salita. Nel 1960 inizia la serie dei quadri monocromi, in cui il dipinto diventa “schermo”, azzeramento, punto di partenza e dove inserirà marchi, cifre, lettere, segnali stradali. Al Caffè Rosati aveva conosciuto fra gli altri la sua futura amante Anita Pallenberg, con la quale compie il suo primo viaggio a New York nel 1962 dove entra in contatto con Andy Warhol

e Gerard Malanga frequentando la Factory e le serate del New American Cinema Group. Firma con Ileana Sonnabend un contratto di esclusiva, che si concluderà nel 1963. 

Nel 1964 viene invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia con i suoi Paesaggi anemici. La produzione pittorica degli anni Sessanta continua all’insegna di grandi cicli, come il “Futurismo rivisitato”, “le Stelle”, “Compagni compagni”. Sono dello stesso anno anche i suoi primi film in 16 mm Round Trip e Reflex, che lo inseriscono, come figura centrale del cinema sperimentale italiano, al margine di quel movimento che di lì a poco avrebbe portato all'esperienza della Cooperativa Cinema Indipendente, alla quale non aderì mai apertamente.

Negli anni Settanta sperimenta nuovi linguaggi: il cinema, il video e la fotografia. Nascono i “Paesaggi TV”, immagini riprese dallo schermo televisivo e riproposte con interventi pittorici. Verso la fine del decennio, torna alla pittura con le serie “Orto botanico”, “Ninfee”, “Campo di pane”, che porterà avanti anche nel periodo successivo. Gli anni Ottanta e Novanta sono caratterizzati da una pittura ampia e materica, contemporaneamente realizza anche tele fotografiche su PVC e innumerevoli fotografie ritoccate. Nel 2008 si allestisce la prima grande antologica postuma sul suo lavoro alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

L'ultimo periodo di produzione è particolarmente segnato dai media e dalla multimedialità, interrotto soltanto da alcuni cicli più prettamente pittorici. Il 27 marzo 1997 l'artista, che negli anni ottanta aveva subito delle condanne per possesso di sostanze stupefacenti, ottenne dalla Corte d'Appello penale di Roma la completa reintegrazione giudiziaria. Muore a 63 anni a causa di un infarto.

 

Andy Warhol

(Pittsburgh 1928 - New York 1987)

Andy Warhol (all’anagrafe Andrew Warhola) nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, nel 1928, da genitori cecoslovacchi immigrati. Dopo essersi laureato in arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology, nella sua città, si trasferisce a New York, raggiunto qualche anno più tardi dalla madre rimasta vedova, che diventerà una sua preziosa collaboratrice.

Negli anni Cinquanta Warhol lavora in qualità di pubblicitario per riviste di moda come Vogue e Glamour e si dedica contemporaneamente allo sviluppo di progetti creativi. Le prime opere di Andy Warhol sono basate sulla rielaborazione delle immagini di beni di consumo industriale. Per commercializzare la sua arte, Warhol fonda nel 1957 un’azienda che porta il suo nome. Nel 1962 un incidente aereo in cui muoiono 129 persone ispira il soggetto della prima serie di opere di Warhol, intitolata Death and Disaster in cui l’artista  trasfigura immagini cruente attinte dalla cronaca nera. In questo stesso periodo che vedono la luce anche le celebri serie dei barattoli di minestra Campbell, delle bottigliette di Coca-Cola, e poi ancora i ritratti multicolore di Marilyn Monroe, Elvis Presley e altri volti noti dello spettacolo e della politica.

Il 3 giugno 1968 una femminista radicale nonché artista frequentatrice della "Factory", Valerie Solanas, sparò a Warhol e al suo compagno di allora, Mario Amaya. Entrambi sopravvissero, nonostante le gravissime ferite riportate, ma le apparizioni pubbliche di Warhol dopo questa vicenda diminuirono drasticamente.

Parlando di 100 Cans, pittura a spray e pastello su tela che allinea ordinatamente cento lattine di zuppa Campbell, Andy Warhol spiega: “La mangiavo abitualmente. Sempre lo stesso pranzo ogni giorno, per vent’anni, se non mi sbaglio, tutte le volte la stessa cosa. Qualcuno ha detto che la mia vita mi ha dominato: mi è piaciuta questa idea.”

La serialità, cifra distintiva del suo lavoro, implica un approccio ripetitivo e asettico, mutuato dalla produzione pubblicitaria degli esordi. I primi dipinti serigrafati sfociano nella fotoserigrafia pura, per mezzo della quale si ottengono direttamente le matrici destinate alla stampa.

Warhol considera le immagini come prodotti, in cui non si deve riconoscere la mano dell’artista. Non a caso il laboratorio collettivo cui dà vita prende il nome di Factory, una open house che è una fabbrica di idee, una “catena di montaggio creativa”, da cui escono opere realizzate a più mani.

Warhol si cimenta anche con il cinema: i suoi film sono come quadri che, invece di essere appesi, sono proiettati su una parete. In ambito musicale l’artista supporta attivamente alcuni gruppi tra cui i Velvet Underground.

Tra il 1985 e il 1987 Warhol realizza un ciclo di opere di grande formato dedicate al tema de L’Ultima Cena di Da Vinci, reinterpretato secondo gli stilemi della Pop Art. La grande tela, commissionata dal Credito Valtellinese, viene esposta nella nuova sede della Banca, proprio di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che ospita la versione originale. Il titolo in inglese, The Last Supper , rimanda alla zuppa, come a sottolineare che anche un capolavoro inestimabile altro non è che un prodotto.

L’artista muore a soli 54 anni a New York a seguito di un’operazione chirurgica. Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà furono venduti all'asta da Sotheby's per finanziare la "Andy Warhol Foundation for the Visual Arts". Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedicò una grande retrospettiva.

Dopo la morte, la fama e la quotazione delle opere crebbero al punto da rendere Andy Warhol il "secondo artista più comprato e venduto al mondo dopo Pablo Picasso".